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Tartamare ed il Rotary Club di Grosseto

Di Antonio Ludovico

Ad onta del suo aspetto di creatura dotata di un robusto ed inattaccabile apparato difensivo capace di proteggerla da ogni possibile aggressione nemica, la tartaruga marina è una delle specie animali più esposte al rischio di estinzione. Il cosiddetto ”antropocene” potrebbe risultare infatti, per questo reale fossile vivente, il destino finale che ha saputo o potuto evitare nei precedenti estesi e profondi periodi e fenomeni di estinzione animale di massa. È infatti la pervasiva espansione del ruolo umano, anche nell’ambiente marino, la causa delle difficoltà di sopravvivenza di questo organismo.

Tra queste cause di mortalità quella di certo prevalente è la cattura accidentale da parte dei pescatori e, molto più devastante, l’incontro con attrezzi da pesca abbandonati in mare come cavi, cime, reti ed ami. Questo tipo di insidia che in gergo si chiama “by-catch” raramente lascia scampo agli animali le spoglie dei quali sono destinate prevalentemente a rimanere in acqua.

L’enorme e progressiva incidenza del traffico marittimo, specialmente motorizzato, indotto anche dalla nautica da diporto, costituisce una ulteriore origine dell’elevato tasso di mortalità: le ferite provocate dalle eliche dei natanti non si risanano che di rado per via naturale a causa dello specifico metabolismo e delle caratteristiche della temperatura e circolazione sanguigna. I risultati di tali incontri sono spesso ritrovati sulle spiagge sulle quali si abbandonano, per morire, individui non più in grado di nuotare.

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